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Storia di una Confederations Cup italiana

luglio 1, 2013

Una squadra cotta, senza futuro, senza gioco, piena di mummie intoccabili e di giovani troppo inesperti, discontinui o esaltati. Si diceva questo poche settimane fa, eppure siamo arrivati fino in fondo in questa Confederations Cup, battuti sul campo solo dalla squadra di casa. Abbiamo visto una bellissima Italia in queste 5 partite: un’Italia che sa far gioco, dominare, soffrire, resistere e stringere i denti, nonostante tutti i dubbi sulla condizione fisica e sui tempi di recupero tra un impegno e l’altro.

Un vero gruppo, trascinato da un vero leader, Gigi Buffon, che, nonostante alcuni alti e bassi, con i suoi guantoni ci porta a conquistare il terzo posto a discapito di un buon Uruguay, campione del Sud America. Un gruppo capace di surclassare, a livello di gioco, i campioni d’Europa e del mondo, un gruppo in grado di resistere a lungo all’invincibile armada della Seleção (5 partite vinte su 5 giocate). Abbiamo giocato bene, non sempre con i migliori in campo, e non abbiamo sfigurato in una competizione di soli campioni che tecnicamente non ci apparteneva. L’obiettivo dichiarato era la semifinale, ma abbiamo fatto di più: abbiamo rischiato la vera impresa. Eravamo ad un passo dalla finale che veramente conta, ci è sfuggita, ma non abbiamo commesso gli stessi errori contro l’Uruguay, seppur stremati e acciaccati. Siamo arrivati terzi, conquistando il pubblico brasiliano che all’esordio contro il Messico, nel mitico Maracanã, acclamava il nome di Pirlo e che, nella semifinale contro la Spagna, ruggiva a nostro favore, incitandoci nei momenti di difficoltà. Li abbiamo conquistati nelle loro terre, nei loro stadi, con il nostro gioco veloce, proprio come quello del Brasile. Niente tiki-taka, solo grande sacrificio, grande corsa e grandi emozioni, lasciando la partita sempre piacevole da seguire.

Curiosità

Nelle due finali giocate il 30 giugno (Uruguay-Italia e Brasile-Spagna) sono scesi in campo complessivamente 56 giocatori (44 titolari più 12 sostituzioni). Motivo d’orgoglio e di riflessione per la Serie A italiana è stato veder giocare ben 23 giocatori che, allo stato attuale delle cose, sono tesserati con club italiani. La Serie A è quindi stato il campionato più rappresentato nelle due finali, con il 41% (23/56) di giocatori. A seguire vengono la Liga spagnola con il 28% (16/56), la Premier League inglese con il 14% (8/56), il campionato brasiliano con il 9% (5/56) e infine i campionati francese, tedesco, turco e russo che hanno visto in campo un “loro” solo giocatore a testa.

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Le pagelle degli Azzurri

– ABATE: 6,5. Spinge come sempre sulla fascia destra. La sua velocità risulta evidentemente fastidiosa per Neymar che decide di farlo tornare anzitempo in Italia con una spalla lussata.

– AQUILANI: 5,5. Non ispirato in fase di tiro, ci prova poco, ma il suo compito è sembrato più essere quello di interditore, chiudendo spesso le linee di passaggio. Mi aspettavo molto di più dai suoi piedi, ma non ha osato.

– ASTORI: 7. Esordio in Nazionale con gol per il difensore del Cagliari. Gioca solo 96′ in questa Confederations.

– BALOTELLI: 7. Proprio quando sembrava aver messo la testa a posto, ecco che è costretto a tornare in Italia per un problema muscolare. Molto utile alla Nazionale con la sua abilità nel conquistare punizioni da posizioni pericolose. Trova la via della porta con sempre più facilità.

– BARZAGLI: 6. Baluardo difensivo della Juventus, continua a non riconfermarsi in Nazionale. A volte ingenuo, ma nel complesso sufficiente nel cuore della difesa azzurra.

– BONUCCI: 5,5. Si dimentica di dover essere regista difensivo, sbaglia diverse volte contro il Brasile, fallisce l’ultimo rigore contro la Spagna. Detta così sembra tragica, ma la sua prestazione generale è comunque stata accettabile. Può forse fare di più.

– BUFFON: 6. Gli anni iniziano a farsi sentire, l’esperienza cumulata in 20 anni di Nazionale (dall’under-16 ad oggi) pesano, come però d’altronde pesano le sue parate dagli 11 metri contro l’Uruguay, che ci fanno arrivare terzi.

– CANDREVA: 8. Nessuno si aspettava nulla da lui. Probabilmente nemmeno i suoi avversari, sempre sorpresi dalla sua corsa che ha fatto levare grida di approvazione dagli spalti nella partita contro la Spagna. Inesauribile, grande corsa e buoni piedi. Bella Confederations.

– CERCI: s.v.. Gioca solo 22 minuti.

– CHIELLINI: 7,5. Ha sempre davanti i più forti. Una sbavatura contro il Brasile non toglie meriti al nostro difensore che in questa competizione ha fermato (quasi) chiunque.

– DE ROSSI: 8,5. Impreciso sotto porta, ma immenso in ogni ruolo che gli si affida. Torna centrale difensivo contro la Roja e dove c’è lui la Spagna non passa mai. Statuario.

– DE SCIGLIO: 7. Giovane, lontano dai grandi riflettori, concentrato. Ha margini di miglioramento, ma non ha mai sfigurato (tutt’altro) in questa competizione contro i campioni di ogni continente.

– DIAMANTI: 7. Gioca poco prima della finalina con l’Uruguay, dove diventa pericoloso in più di un’occasione, sfiorando il gol più volte e mettendo a segno una perla su punizione.

– EL SHAARAWY: 4. Gioca una sola partita e pure male. Avrebbe potuto fare molto bene contro il Messico, ma è rimasto in panchina. Il Faraone sembra essersi spento, per fortuna non nei calci di rigore contro l’Uruguay, quando segna senza affanni il suo.

– GIACCHERINI: 8,5. Da Giaccherini a Giaccherinho la strada è lunga, ma in questa Confederations Cup sembra aver bruciato le tappe. Ottime prestazioni contro tutti, anche nei momenti più bui contro il Giappone. Grandissima rivelazione.

– GILARDINO: 6-. Deve solo giocare di sponda, facendo il gioco sporco per favorire le incursioni altrui. Non ha mai una palla gol, ma il suo riesce comunque a farlo, specialmente contro la Spagna.

– GIOVINCO: 6,5. Decisivo con il suo gol contro il Giappone. Per il resto sembra essere in balìa dei fisici degli avversari. Gioca come prima punta, un ruolo che forse non riesce a svolgere nel migliore dei modi. Tanto impegno senza polemiche da parte sua.

– MAGGIO: 8. Decisamente tra i migliori. Stagione nell’ombra con il Napoli, mattatore in Nazionale. Fallisce un numero imbarazzante di occasioni-gol contro Brasile e Spagna. La sua velocità è un bonus per la nostra fascia destra. Cura alla perfezione il tuffatore Neymar contro il Brasile. Ottima Confederations Cup per lui!

– MARCHISIO: 5. Non è più il goleador della Juventus della stagione 2011/12. Ci si aspetta forse sempre di più da lui in campo internazionale. Grande corsa, ma poca concretezza.

– MONTOLIVO: 5,5. Soffre la pressione di dover essere idealmente il vice-Pirlo quando il Maestro non è in campo. Fa molti errori sulla trequarti difensiva. Ci si aspettava di più da lui, che è cresciuto molto al Milan. Può e deve fare di meglio anche in Nazionale.

– PIRLO: 6,5. Partita da incorniciare la prima contro il Messico, con il Maracanã che urla il suo nome. Momenti commoventi che non riesce a ripetere nelle partite successive, dove appare meno brillante del solito.

– CT PRANDELLI: 8. Nonostante le grandi critiche prima di questa Confederations, è riuscito a portare la squadra a conquistare le semifinali in sole due partite. Dà vita ad un’Italia metamorfica, disponibile al sacrificio e alla velocità. Grande motivatore, è riuscito (almeno in questa breve esperienza) a portare Balotelli sui binari giusti. Si è dimostrato anche un ottimo stratega per come è stato in grado di mettere in enorme difficoltà nazionali del calibro di Spagna e Brasile.

– ITALIA: 8,5. È una squadra finalmente. Un gruppo unito, come un club, tutti a stringersi l’un l’altro, dimenticando le rivalità della Serie A. Doveva dimostrare di non essere lì per pura compassione degli organizzatori e ce l’ha fatta. Ha mostrato di essere solo un  po’ sfortunata, ma non s’è mai dimostrata inferiore all’avversario. Grandi applausi anche dagli spalti brasiliani.

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