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La prima volta che usai Foursquare

giugno 14, 2013

ImageEra il 14 luglio, il 14 luglio di due anni fa. Andai in treno a Milano in quella calda e assolata mattinata estiva. Non ricordo se realmente facesse caldo, né tantomeno se vi fosse il sole, ma nell’immagine che ho in testa di quel giorno il sole c’era e il caldo pure.

Una volta arrivato alla Stazione Cadorna, pronto mi diressi verso il luogo d’incontro – una caffetteria – dove mi sarei visto con il mio amico Christopher. Non si può dire che fosse una caffetteria tradizionale, anzi, era Arnold Coffee, uno dei punti di ritrovo più ufficiosamente ufficiali degli studenti dell’Università Cattolica, che è lì vicino a due passi. Ah, quanto ci hanno fatto dannare i nostri colleghi universitari! Sempre lì in quella caffetteria, presa d’assalto come una qualsiasi povera aula studio. Prendi un caffè da 2 euro – un caffè grande, come quelli americani –  e stai lì ad occupare il tavolo per ore (si narra che ci sia gente che occupi il locale anche per tutto l’orario d’apertura). Ci hanno davvero fatto dannare. Ma non quel giorno, quello no: si era a metà luglio, con la sessione estiva in corso, e gli studenti fuori sede erano, giustamente, a casa loro, in luoghi ben più freschi dell’afosa Milano.

Percorsi rapidamente il tratto che separa Stazione Cadorna dalla caffetteria. Era – ed è – mio vizio arrivare sempre trafelato agli appuntamenti, non volendo sprecar del prezioso mio tempo ad aspettare che le ore diventino quelle accordate. Entrai. Probabilmente ordinai qualcosa, non ricordo. Se lo feci ordinai il solito: caffellatte con panna (di cui la panna – gratuita – era l’unico ingrediente per cui valesse davvero senso prendere quell’acqua sporca con del latte, tutto in stile molto American). Andai ad incontrare Christopher nella seconda stanza, più appartata, che era la nostra preferita.

Il motivo del nostro incontro era principalmente uno: configurare il mio nuovo cellulare e iniziare ad imparare ad utilizzarlo. Non dico di essere un incompetente a riguardo, tutt’altro, ma di sicuro Christopher era un esperto migliore in materia, avendo lui avuto uno smartphone da più tempo di me, che invece ero al mio primo acquisto, dopo diverse disastrose scelte cadute su telefoni davvero poco smart. Pronti-via e il mio cellulare era in mano a Christopher. Iniziai a sudar freddo: non era quel che volevo. La mia immotivata coda di paglia pretendeva che tutte le spiegazioni su quell’oggetto di tecnologia avvenissero con lo stesso rigorosamente tenuto tra le mie mani, e non tra quelle di un terzo. Non ci fu verso di cambiare le cose.

Christopher mi spiegò tutto, dalla A alla Z di quel telefono, passando anche per lettere mai inventate. Tentammo poi una cosa per me nuova: la connessione ad internet da cellulare. Tutto semplice: la caffetteria ha una rete Wi-Fi aperta gratuita. E per aperta, mi si intenda, significa “aperta all’italiana”, dato che le leggi in materia, all’epoca, erano molto più stringenti delle attuali. «Connettiti alla rete!» (quale delle mille?), «Apri il browser!» (troviamo prima l’icona), «Inserisci tutti i tuoi dati!» (un numero che, alla situazione stressante del momento, sembrava essere di decine e decine), «Aspetta la mail di conferma!» (l’abbiamo impostata la ricezione email sul cellulare? Sperèm!). Arriva l’email; confermiamo; rifacciamo il login; siamo connessi!

Tra le mille app, a dire di Christopher, da scaricare immediatamente in quanto irrinunciabili v’era Foursquare. Un’app carina, simpatica, ma che nessuno usava, se non il mio amico e qualche altro sparuto utente nel mondo. Ma mi lasciai facilmente convincere e la scaricai, anche perché già avevo un account creato circa un mese prima sotto la spinta dello stesso Christopher. Account totalmente inutile, se non hai uno smartphone. E finalmente ce l’avevo, quindi che fare? Check-in! Una parola che dal quell’ora, le 12:11 e 46 secondi del 14 luglio 2011, risuona quotidianamente dalla mia bocca, per grande tedio e disperazione dei miei ormai ex compagni del Master. Un’iniziazione, quella ricevuta, forse un po’ precoce, dal momento che l’effetto di Foursquare (una droga, secondo molti – e non posso che confermare) diede a quella giornata un senso generale di irrequietudine e frustrazione, dovuto all’assenza sul mio cellulare di una tariffa internet. Ergo, non potevo fare check-in (né navigare) una volta uscito da quella caffetteria.

Da quel giorno bevo più caffè. Sarà una coincidenza, saranno anche gli studi diventati più impegnativi e gli impegni che si cumulano, ma è così. E Christopher non me ne ha mai offerto uno, il “pusher di app”.

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