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Codici captcha doppi? Ecco perché!

ottobre 19, 2012

Avrete notato che ormai da qualche tempo, e ora in maniera sempre più frequente, i codici captcha da inserire alla fine delle pagine di registrazione su qualche sito non sono più formati da un’unica parola, ma da due: una molto leggibile e una più tradizionalmente (e più logicamente) distorta. Vi siete mai interrogati sul perché di questa novità? Guardiamola insieme e cerchiamo di capirne il motivo.

Partiamo a monte, dall’ABC del mondo informatico. Cercherò di non entrare troppo in inutili e pesanti tecnicismi.

Le immagini digitali si suddividono in due grandi categorie: campioni (samples) e oggetti (objects). Per farla breve, i sample sono tutte quelle immagini (o figure) che vengono create con i pixel, mentre gli object sono quelle immagini (o figure) che non vengono create con pixel e per la cui creazione servono programmi specifici o predefiniti. Esempio semplice semplice per le immagini object sono le figure che si inseriscono in Word e le lettere stesse su Word. Come riconoscere un sample da un object? Semplice: ingrandendo la figura (zoomando). Se nell’azione di zoom la nostra immagine perderà di definizione (ossia possiamo vedere che i suoi pixel diventano sempre più grandi) allora ci troviamo di fronte ad un sample, in caso contrario (senza alcuna minima perdita di definizione) abbiamo un object.

Bene, ciò detto, è giusto sapere che quando noi scannerizziamo un documento (scritto, ad esempio, con Word e quindi con le singole lettere che sono tutti object), esso verrà memorizzato sul computer come sample, ossia in pixel. Per avere la prova provata, prendete una scannerizzazione e zoomatela: perderà di definizione.
Trovandosi di fronte ad un sample, pertanto, il nostro computer “vedrà” quindi solo una sequenza di pixel colorati in modo differente.

Da qualche anno a questa parte sono nati programmi che permettono di modificare un documento già stampato. Come? Si prende il foglio di carta stampato, si inserisce nello scanner, si scannerizza e, aprendolo su un programma apposito, si modifica.

Come avrete notato, sembra esserci una qualche contraddizione tra quanto detto ora e quanto detto poco prima, cioè che le lettere contenute nel nuovo documento non vengono più riconosciute come lettere, ma come invece un insieme insensato (per una macchina, non per l’occhio umano) di pixel. Nessuna contraddizione: dietro questi specifici programmi c’è un immenso lavoro per far sì che essi possano sempre con meno difficoltà interpretare questa sequenza di pixel.

Dal momento che il lavoro è talmente imponente da poter quasi essere definito “infinito”, è stato ideato un sistema per velocizzare il processo: farlo fare dagli stessi utenti del Web. Ed ecco che qui arriviamo al core del post: il reCAPTCHA (vedi figura). Avrete sicuramente notato che nei reCAPTCHA è presente una parola distorta (il vero e proprio captcha, che serve ad evitare che si infiltrino bot informatici) e una di banalissima interpretazione, che a volte ci lascia addirittura perplessi per la sua semplicità. Quest’ultima parola (nell’esempio “was”) è esattamente quello di cui parlavamo prima: una parola di un documento scannerizzato che un computer, da solo, non può decifrare.

Con l’aiuto di noi inconsapevoli utenti, il processo di interpretazione subisce una forte accelerazione. Si stima, infatti, che ogni giorno sono più di 60 milioni i captcha risolti. Non male come numero!

In pratica tutti noi fruitori ed utenti della Rete stiamo inconsapevolmente collaborando alla crescita culturale ed informatica del Web.

Tanto per fare una prova, andate qui. La parola distorta (il vero e proprio captcha) è la chiave per per poter accedere alla sezione a cui vogliamo arrivare. La seconda parola (quella scannerizzata), invece, è ininfluente ai fini del “permesso”. Provate infatti ad inserirla in modo incorretto e vedrete che l’accesso alla pagina seguente vi verrà comunque concesso. Questo perché, come detto, il codice da rivelare per provare di non essere un bot sta dietro unicamente alla parola distorta e non a quella scannerizzata. Figo, no?.

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