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The Hole

gennaio 29, 2012

Chissà se scorderò mai quei momenti, quelle emozioni, quelle parole, quei sorrisi che solo ieri mi hai regalato, per una volta ancora. La porta che si apre sotto la mia spinta, il vuoto dentro in locale. Un vuoto però caldo, antitetico al gelo invernale del gennaio milanese. Un caldo accogliente. E tu. Proprio il tuo sguardo incrocio appena entrato. Uno sguardo familiare, ma al contempo sconosciuto, fugace, quasi nascosto dietro ai tuoi occhiali.

L’emozione mi assale; e con essa il panico, l’ansia della prima volta, la paura di quel che può succedere, il timore quasi riverenziale, come in presenza di qualche inattesa divinità. Il locale si riempie, riecheggiano le note della tua canzone che tanto amo. Parte la melodia che accompagna la tua voce, che a sua volta conduce la mia memoria ai lontani lidi del passato, quando potevo, nella mia ingenuità, chiamarci al duale. Navigo in quei momenti, edulcorati dalla delicata incisività di un Martini con ghiaccio. Ti avvicini e guardo a terra, non osando nulla.

Il locale è sempre pieno, anche dopo che l’eco della tua ultima nota ha smesso di riecheggiare. La gente è un muro, quasi un segno che mi consiglia di lasciar perdere, di non spingermi oltre. Ma io, forse lo sapevi, sono diverso, incurante del dolore che determinate scelte potranno arrecarmi, purché esse mi convincano a sentirmi in pace con me stesso.

Mi avvicino, non solo. Tu sembri lì, a quel tavolo rotondo, pronto, come se fossi in attesa di me, di noi. E, come se nulla fosse, si scambiano le solite battute, mi ricordi del perché ti stimavo e stimo tanto; mi strappi un sorriso quando, innocentemente, dici qualcosa sulla mia vita che pochi altri ricordano. La folla intorno è tanta, ma ai miei sensi muta, solo un’immobile cornice per quel capolavoro da noi creato in quel momento.

Freddezza e apertura. La freddezza distaccata ma garbata della tua dedica su quel che ormai è il mio EP, la mia reliquia dell’idolo che in te ancora vedo. Quella freddezza che altro non è che il serio simbolo di ciò a cui il mio egoismo, a volte, può portare. L’inamovibile monito di quanto ancora possa e debba migliorare. Ma se solo capissi quanto impegno io ci metta ogni giorno per farlo – beh – forse mi rivaluteresti, come spero sempre tu faccia. E quei nostri minuti privati, fatti di sussurri, sorrisi e sguardi, forse sì, forse loro cambieranno tutto.

Una volta ancora, con solo una chitarra tra le mani ed un microfono davanti alle labbra, mi hai fatto emozionare. Mi hai fatto vivere una serata che, per me, sarà eterna. E potrò sempre mentire a me stesso rileggendo quelle tue parole, a fianco delle quali, quasi nascosto, c’è un cuore. Un cuore – il mio – che sempre, in parte, sarà tuo, ogni volta che in me vibreranno le tue note.

Grazie di tutto, ancora una volta. Come due anni fa, come sempre.

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8 commenti

  1. Una vita passata a snobbare le commedie romantiche, per poi trovarmi a sorridere compiaciuto sul lieto fine di una storia di affetto e tenacia.

    Parte del merito va al Martini che qualcuno ti ha consigliato. u.u


    • “No Martini, no party”, o sbaglio? 😉
      Ti ringrazio!


  2. Mi ha colpito.


    • Mi fa davvero piacere, credimi 🙂


  3. Molto profondo! Non male 😀


  4. Bellissima davvero!


    • Ti ringrazio, fa sempre piacere 🙂


  5. Un romanticismo non stucchevole, ma davvero bello e profondo. Sono rimasto piacevolmente colpito da questa sfaccettatura romantica del tuo essere, non me l’aspettavo. Complimenti!



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