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Like a dreaming child

novembre 21, 2011

A volte mi chiedo se sono così tanto sulla via sbagliata quando credo che le persone siano, di natura, buone e, almeno all’inizio, meritevoli di fiducia. Mi chiedo se queste mie convinzioni siano un po’ infantili, antiquate o, più semplicemente, stupide. Mi domando se io non viva in una realtà tutta mia, fatta di promesse mantenute, di sorrisi mai spezzati, di fiducia mai tradita. Forse vivo in un mio personalissimo mondo dei sogni.

Che poi, voglio dire, non siamo più bambini. Dovremmo aver superato la fase in cui andavamo vicini ai formicai a schiacciare un po’ di formiche per farle imbestialire o a bruciarle con la lente di ingrandimento. Il delirio di onnipotenza che provavamo in quei momenti della nostra prima giovinezza dovrebbe essersi ridimensionato. Dovremmo aver iniziato a ripensare a quei momenti e a rammaricarci di aver compiuto azioni tanto crudeli. E allora perché ripeterle? Ma soprattutto: perché compierle contro dei nostri simili?

Un conto sono le formiche, che in effetti all’epoca sembravano essere create solo per essere vittime del nostro discutibile arbitrio. Ma altre persone, dai, con loro è diverso. Non sappiamo più guardare negli occhi gli altri e specchiarvici, vedere le stesse debolezze, le stesse paure, le stesse speranze che noi stessi abbiamo e nutriamo? Perché dobbiamo essere sadici tra di noi?

Io proprio non lo capisco. Non voglio dovermi ricredere e autoconvincermi che la vita insegna delle lezioni che tutti dobbiamo imparare. Io voglio tenermi stretto quel mondo idealizzato dove una nuova persona, una nuova opportunità non fa altro che portare nuove speranze e non vecchi timori.

Ma in effetti, ripensandoci, “io voglio” lo dicono i bambini. E forse io, come i bambini, sto solo sognando mondi che non esistono, non sono mai esistiti e non esisteranno. Forse è il tempo di svegliarsi, di rendersi conto che le sberle della vita sono l’abitudine, non la rara eccezione. Forse dovrei diventare più cinico e fare come molti di voi, che sono forti e non piangono mai.

O forse dovrei continuare a sognare nel mio mondo. Perché, in fondo, è quel che voglio fare. Come un bambino.

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