h1

Un messaggio in bottiglia

agosto 30, 2011

Era agosto. Un agosto non caldo, un mese estivo perfetto, non afoso. Me lo ricordo bene: era l’agosto in cui ero alle Hawaii con Giulia e Daniele. Era l’agosto in cui ho conosciuto quel gruppo di giovani surfisti che mi ha accolto benevolo. E proprio con loro ero su quella spiaggia, all’alba, per godere della prima brezza mattutina che dal mare faceva sventolare i nostri capelli come fossero bandiere. Erano circa le 6.30. Avevamo fatto tutti una levataccia, ma eravamo pronti per una mattinata di surf tra le onde dell’oceano.

Non faceva caldissimo, con la pelle umida si potevano avere dei leggeri brividi. Per questo avevo portato con me la muta da surf. Non sarà molto da macho, ma almeno ti protegge da freddo e graffi. I miei nuovi amici si erano già gettati tra le onde con le loro splendide tavole, mentre io e Ashlee (l’unica ragazza del gruppo presente quella mattina) eravamo a riva ad aiutarci a vicenda ad indossare le nostre mute. E da lì notai che ad una trentina di metri da noi, sulla battigia, c’era qualcosa di strano, un oggetto che i miei acuti occhi di talpa non riuscivano a distinguere bene. «Tu vai avanti, Ashlee. Io vi raggiungo tra un minuto». Tavola sotto braccio, mi avvicinai all’oggetto, che veniva placidamente sbattuto avanti e indietro dalle onde che si affacciavano a riva. «Maledetti bastardi ubriaconi!» esclamai tra me e me: era una bottiglia di vetro!
Sempre con la mia fedele compagna sotto braccio mi avvicinai ulteriormente alla bottiglia, mi chinai e la raccolsi per portarla in fondo alla spiaggia, dove c’erano i cassonetti della spazzatura. Mi rialzai e, continuando ad imprecare contro coloro che rovinano i nostri begli oceani, le tirai un torvo sguardo di disgusto, come se la colpa fosse anche sua, della sua natura di bottiglia. E fu allora che lo vidi: dentro alla bottiglia, sigillata, c’era un foglio di carta arrotolato. Sembrava in buono stato. Non ci potevo credere: un messaggio in una bottiglia! Scoppiai in una risata quasi isterica, incredula, come per dire “Ma figurati. A me poi? Ma dai.” e mi sedetti. Aprii la bottiglia e appoggiai il tappo da sughero, tutto bagnato e un po’ macero, sulla mia tavola da surf, affinché non me lo dimenticassi, lasciandolo in giro per quella splendida spiaggia, la cui sabbia veniva risvegliata dalle prime luci dell’alba.

...To be continued...
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: