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The Dragonfly is back

febbraio 14, 2011

La Libellula è tornata. The Dragonfly is back. Ebbene sì, dopo un lungo periodo di quieto riposo è tornata, forte come prima, spettacolare come nei gloriosi tempi di adolescenzial memoria, efficace come un tempo. Si sta qui parlando di me, del mio essere portiere, del soprannome (Libellula) datomi dai miei compagni di calcio ormai più di tre anni fa. Dopo un discreto numero di partite in cui sono tornato nel mio ruolo naturale, vestendo ed onorando con sempre ottime prestazioni la mia amata maglia numero 1, ecco che finalmente ho liberato anche la scioltezza che mi aveva caratterizzato negli anni passati, quella che mi ha reso il portiere più apprezzato e richiesto negli ultimi anni nella mia città, insieme all’amico e “compagno di ruolo”, Bossi. Tra parentesi, la nostra rivalità sportiva è sempre stata spassosa a livello di nomi. Se sapeste come faccio di cognome capireste meglio.

Ebbene, il ritorno ha una data precisa: 11 febbraio 2011. È stato allora che si sono tutti resi conto, io compreso, del ritorno della Libellula, durante e al termine di una partita, se non perfetta, sicuramente encomiabile, in cui sono riuscito anche a togliermi la soddisfazione di un gran gol, punendo spietatamente così un portiere avversario particolarmente forte, ma fin troppo spavaldo nel salire sui calci d’angolo a favore della sua squadra.

Oltretutto posso anche azzardarmi ad affermare che l’altra sera ho compiuto una delle tre più belle parate della mia carriera da estremo difensore.
Or dunque, la parata regina della serata (un po’ prima inter pares in quanto anche altre sono state egualmente belle ed efficaci) è stata la seguente: taglio in profondità dell’attaccante che con una buona diagonale beffa la difesa. Servito da un buon passaggio filtrante, si ritrova in un uno contro uno con me, che, in uscita, gli copro l’intero specchio della porta. Aveva quindi un unico colpo per sperare di superarmi: il pallonetto. Ed è quello che fece. Fortunatamente il tiro venne scoccato da una posizione leggermente decentrata ed il pallone, superatomi senza riguardo alcuno, andò a sbattere contro la parte interna del palo alla mia sinistra , prendendo poi la direzione dell’altro palo, che non avrebbe comunque colpito, in quanto avrebbe sicuramente oltrepassato la linea di porta prima di raggiungerlo. Ed è quando sentii il secco rumore del legno colpito che capii che c’era ancora speranza di salvare un gol che sembrava già fatto. Senza staccare gli occhi dalla sfera mi girai, accelerai e mi fiondai con un balzo felino sulla linea di porta, raggiungendo con uno strepitoso allungo il pallone che proprio in quell’istante sorvolava la linea a pochi centimetri d’altezza. La parata è stata ancor più efficace alla luce di ciò che sarebbe avvenuto nei decimi di secondo seguenti. Un ottimo mix di fortuna e bravura (diciamo un buon 70-30) mi permise di far passar la palla sotto le gambe di un accorrente difensore, il quale, se fosse stato colpito dalla sfera appena sradicata dalla linea, non avrebbe potuto far altro che spingerla, suo malgrado, dentro la porta. Ma come dicevano i latini “fortuna audaces iuvat”, pertanto non c’è nulla di cui vergognarsi nell’ammettere di essere stati, in una certa quantità, anche baciati dalla fortuna.

Le altre due parate più belle della mia carriera sono state nel 2003 (cari vecchi tempi delle medie) e nel 2006 (lo stesso anno in cui sarei poi partito per l’America).

Quanto durerà questo risveglio della Libellula? Non si sa. Anche perché, nel fare quella parata, mi sono probabilmente sub lussato la spalla sinistra. Niente di troppo serio, per carità, ma i miei deboli legamenti non mi danno tregua: dopo la spalla destra (operata nel settembre 2008) ed il pollice destro (operato nel febbraio 2010), ora sembrerebbe essere giunto il momento della metà sinistra. Ma per ora si va avanti, senza lamentarsi troppo, esaltandosi ogni volta che si portano i guantoni alle mani e il numero 1 sulle spalle. Merito della nuova maglia da portiere della nazionale inglese regalatami proprio in Inghilterra? Chissà. Certo è che da quando la indosso per giocare a calcio mi rendo protagonista di grandi prestazioni. Spero di continuare così il più a lungo possibile.

Feel the Dragonfly’s touch!

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