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Caro Gesù Bambino

dicembre 25, 2010

Caro Gesù Bambino,

Buon compleanno! Ormai sono 2010 anni che sei nato. Alcuni dicono anche di più, altri dicono un po’ meno, ma rimani intorno ai 2000. Sono tanti, non c’è che dire. Eppure sono due millenni che vai avanti a riempirci gli attimi, le ore, le giornate, la vita, la storia…

Questa notte mi hai voluto ancora una volta fare un regalo, uno dei tuoi, di quelli speciali, unici; ed io me ne sono accorto e ti devo dire grazie. È inutile per te che io scriva di cosa si tratta: sei tu che me l’hai donato. Ma io volevo farlo pubblico, perché una gioia così grande non si può contenere, si deve condividere con altri.

Cari lettori, questa notte Gesù Bambino mi ha fatto dono di un sogno. Uno breve immagino, di pochi istanti, checché dicano i vari esperti.

Ero lì, in casa dei miei prozii, e con me c’era tutta la famiglia riunita al piano di sopra. Ecco che entro io nella stanza, in quel salotto, ma non dalla porta d’ingresso, ma da quella che dà alle stanze. Ebbene entro, sorrido, saluto tutti e, volgendo il mio sguardo al divano dove sempre mi siedo, ecco che vedo lui, il mio nonno Peppino. Il suo nome era Giuseppe, ma noi tutti lo chiamavamo Peppino, sebbene fosse un uomo molto alto e di costituzione robusta.  Stava ridendo con noi, era rilassatissimo, le sue labbra aperte in un ampio sorriso, come nei tempi d’oro. E su quel divano si rilassava, come potevo vedere dalla postura molto informale e giovanile che aveva. Mi ricordo che in quel momento dissi: «Ma allora era tutto un sogno». Mi riferivo alla realtà, certo. Questa crudele realtà che mi ha strappato il mio nonno ormai otto anni fa. Magari fosse così, mio caro Stefano! I ruoli si erano invertiti: la realtà era sogno, ed il sogno una nuova realtà.
Dopo quella frase più nulla. Solo le risate che piano piano sfumavano, come tutta la stanza sfocava, per passare ad un’altra fase del mio sonno.

Questo è stato di gran lunga il più bel regalo di Natale. Quello che Gesù Bambino mi ha voluto donare.

E oggi in quella casa son tornato davvero, com’è tradizione ormai da sempre, ogni Natale, dopo il pranzo a casa mia.
Ed ero tentato di andare al piano di sopra, salendo per quelle scale che mi avrebbero portato alle camere, affacciarmi da quell’ingresso per sbirciare se il nonno era lì.

Non l’ho fatto.

Non so perché. Forse perché la razionalità ha prevalso sul cuore; o magari per vergogna, per non spiegare agli altri un gesto così inspiegabile: salire quelle scale, perché? Oppure per illudermi che lassù mio nonno c’era davvero. In fondo tutto ciò che sfugge ai nostri limitati cinque sensi è possibile. Lo dicevano pure i filosofi antichi.

Ma sono sicuro che lui c’era. Magari non era là, in quella stanza, ma lui c’era. Come c’è sempre con me, sebbene io non lo meriti.

Grazie Gesù Bambino per avermi regalato questo sogno nel giorno del tuo compleanno. E ancora, tanti auguri!

Ti voglio bene, nonno.

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3 commenti

  1. Anche mio nonno lo chiamavano Peppino, però non l’ho mai conosciuto, nemmeno in sogno

    Buon Natale 🙂


  2. Toccante, commovente, tenera storia di Natale.
    L’Amore non cessa mai di battere nei cuori, ed il tuo va oltre i confini del sogno. L’affetto sincero e vero custodito per sempre
    in noi ci riporta tra le braccia di un dolce ricordo.

    Ciao e Buon Anno


    • Ciao! Grazie mille per le tue parole. Mi fa davvero piacere quando altri apprezzano il mio lavoro. Buone feste e buon anno anche a te!



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